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La prova ha un indirizzo
Il luogo in cui un componente funziona e quello a cui invia la prova del proprio funzionamento sono due fatti distinti. Confonderli significa scambiare una vecchia copia per una verità aggiornata.
Un caso misurato
Sei componenti dello stesso pianeta risultavano «non funzionanti» proprio sulla macchina in cui funzionavano senza problemi. La loro prova, una ricevuta di integrità, veniva inviata ogni quindici minuti al nodo di controllo. L'osservatore, invece, apriva localmente lo stesso percorso e trovava una copia vecchia di quattro giorni, lasciata da un meccanismo precedente.
Una vecchia copia all'indirizzo giusto è peggio dell'assenza: l'assenza sarebbe stata onesta; quella copia era invece un'affermazione falsa e sicura di sé su un componente funzionante.
La regola
Ora la dichiarazione della prova specifica il nodo su cui la prova viene depositata. Se non sei quel nodo, il percorso non viene letto affatto: qualunque cosa contenga, non è una prova.
Un errore nel nome del nodo viene intercettato al momento della dichiarazione. Altrimenti un solo refuso trasformerebbe una ricevuta obbligatoria in una giustificazione eterna che non fallisce da nessuna parte.
Dichiarato e consegnato
Il principio più ampio è questo: una dichiarazione è una promessa; solo ciò che viene consegnato è una prova. Un componente che ha dichiarato una fonte di dati senza fornire nulla attraverso di essa non «funziona»: «promette». Nel sistema queste due parole non vengono mai rappresentate allo stesso modo.
Per questo sito pubblico il percorso attuale è diverso: un commit su main passa npm run check, la distribuzione su Cloudflare Workers e la verifica del live build-ref. La precedente ricevuta SHA-256 per ogni pubblicazione è stata ritirata; la consegna è dimostrata confrontando la pagina live con lo stesso commit.